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«ROMA…CE SEMO»

 quando a Natale il teatro si dona al bisogno

di Veronica Meddi

È questo 2020 un anno mesto che ha colto tutti impreparati. Non eravamo pronti, non potevamo esserlo, ma nonostante il forte shock che si è riflettuto sulle azioni di un quotidiano che abbiamo cercato di cucirci addosso per stare quanto meno comodi il più possibile, lenti e tremanti, forse per lo spirito innato di sopravvivenza, stiamo cercando di restare in piedi e andare avanti. Non si può più fare ciò che si vuole, ma solo quello che è possibile fare. E questa è una delle tante fasi storiche attraversate da generazioni diverse in cui l’azione diventa vita. 

Un virus! Un virus silente ha seminato le sue vittime, nella solitudine più sconcertante se le è portate via.

Noi no! Noi siamo qui, ancora qui, schermati da igienizzanti, mascherine, e cosa ancora più disumana, distanziati.

Non potendo accettare questa immobilità mi si è accesa un’idea in cui ho fortemente creduto. 

Come si fa a dire a dei ragazzini che il corso di teatro è possibile solo in web? A distanza. Senza alcun contatto fatto di respiri, chiacchere, risate e qualche sgridata. Come si fa! 

Ma loro, i miei Meddi’s Theatre, invece, che da tre anni recitano Gaber, Totò, Chaplin, Shakespeare e molti altri importanti testi di grandi uomini di cultura, di quelle parole ne hanno fatto tesoro, e hanno saputo capire e accettare questo inaccettabile, mantenendo comunque sempre viva la fiamma della passione artistica. E sapete una cosa? Anche se a distanza, io riesco di quella loro fiamma a sentirne il calore. 

Al gruppo di teatro dei ragazzi si è aggiunto da due anni quello degli adulti, I Fuori Scena. Uomini e donne che di mestiere fanno tutt’altro. Perché hanno accettato di giocare al teatro? Per amore; amatoriale significa con amore. 

Il teatro è un gioco, sì, ma un gioco serio, e questo gruppo ha aggiunto ai doveri della vita un appuntamento settimanale. Un piccolo sacrificio di gioia. 

Dopo un anno di preparazione, prima in presenza, poi dietro il monitor di un pc, ora distanziati ma insieme, I Fuori Scena, uniti in un tutt’uno (sennò la zattera affonda), sono sempre più decisi a fare del teatro un dono. 

In questo Natale, dove un Bambino nasce piangendo, perché è così che vengono al mondo i bambini e Lui tra tutti è il Re, e migliaia di persone lasciano andare l’ultimo respiro o l’ultimo sospiro, con coraggio, follia, altruismo, questi amatori del teatro hanno deciso di portare in scena lo spettacolo «Roma…ce semo», a porte chiuse, aprendo il cuore. 

L’immortale Roma è la città che generosa ci ospita inconsapevole di tutto ciò che questa polis poco grata le stia combinando. Ma Roma c’è, e noi, ce semo, è il grido mio e dei miei attori decisi a mantenere la promessa a quei ragazzini che fremono per salire sul palco, a tutti quelli costretti in casa e a tutti quelli che una casa neanche ce l’hanno, per cercare di fare compagnia nel sacro senso del ‘tutti insieme’ perché da soli non si va da nessuna parte. 

Sul palco della Sala parrocchiale di Santa Maria Consolatrice verrà mostrata una Roma che nei secoli ha indossato diverse maschere, una Roma che continua a mutare, a lottare a vivere di bellezza nonostante l’immondizia e i mali servizi.

Lo spettacolo a cui assisterete non va capito, molto di più, va sentito. Da regista e ideatrice dell’opera garantisco qualche risata condita da inevitabili lacrime salate, perché la gioia c’è così come il dolore, e il teatro, specchio della società, non può certo ignorare tutto questo. 

Due parole con il Parroco della Chiesa Santa Maria Consolatrice, Don Luigi Lani.

Don Luigi, in questo momento storico che ci vede assoggettati ai mille vincoli e alle innumerevoli difficoltà cosa pensi possa fare il teatro per la comunità di Casal Bertone? Nonostante le norme anti covid abbiamo ripreso per quattro appuntamenti le attività teatrali, tutti a distanza, tutti con la mascherina, in tempi molto ristretti rispettando gli orari che ci sono stati dati. Perché? Semplice, perché vogliamo essere un segno di speranza. Il gruppo teatrale I Fuori scena vuole essere un piccolo segno di speranza nella realtà parrocchiale ma soprattutto nella realtà di Casal Bertone e credo che questa sia la cosa più bella e importante che abbiamo sperimentato. 

Un pensiero sulla sua parte che la vede in questo spettacolo vestire i panni di un uomo qualunque che fa un incontro speciale. Io farò un monologo di Trilussa e il bello di questo testo è quando la voce di Dio chiama questo figlio proprio con il nome di figlio e lui riconosce nella voce di Dio quella del papà. Ecco, questa paternità di Dio che ciascuno di noi ha sperimentato è una paternità che vuol dire ‘prossimità’. In questo tempo abbiamo bisogno di prossimità.

Il fine di questo spettacolo durante la pandemia a Natale, qual è? Non potendo aprire le porte del nostro salone parrocchiale abbiamo pensato di fare una registrazione e di dare poi la possibilità attraverso un link di guardare questa performance teatrale e il fine è la raccolta di fondi per fare la spesa di generi alimentari per la nostra Caritas parrocchiale, per gli anziani e le famiglie di Casal Bertone; potete ben immaginare che dalla nostra Caritas parrocchiale in questo tempo sono aumentate notevolmente le richieste d’aiuto.

 

Caro pubblico internauta, inutile ribadire che il teatro senza la tua presenza non può esistere, come è altrettanto superfluo sottolineare che noi teatranti non vediamo l’ora di poterti riabbracciare, confidando nella tua generosità, ti dico subito che lo spettacolo a cui assisterai non ha attori professionisti, né costumi sfarzosi, come unico elemento scenico vedrai al centro di tutto un letto bianco su cui i personaggi si siederanno, cucineranno, ascolteranno confessioni difficili.

Su questo letto che, ahimé, ricorda molto quello degli ospedali, anche, non solo, potrete, aggiungendo alla mia, la vostra fantasia, trovare la purezza di ricordi che vivono in ognuno di noi e grazie a una semplice trovata teatrale tutte le distanze si annulleranno.

Il nostro è un teatro povero, termine questo coniato dal rivoluzionario regista polacco Jerzy Marian Grotowski, che eliminando tutto riuscì a far convivere il tutto degli esseri umani. 

Ecco, io insieme ai miei Fuori Scena ci siamo impegnati per farti trascorrere un po’ di tempo insieme che profuma di bellezza umana. 

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